La scuola

霞 KASUMI è elemento essenziale nella cultura dell'Italia settentrionale, ma anche in quella del Giappone medievale. KASUMI significa “foschia”, “nebbia”, un’essenza carica d’acqua che profuma di umori di campo e di fiori ma che allo stesso tempo, per la sua purezza, è fragile e facilmente intaccabile dagli elementi contaminanti più pesanti presenti nelle zone basse dell’atmosfera. Nella via marziale, la purezza e la fragilità sono i due pilastri che conducono alla forza e alla conoscenza. Purezza, intesa come ricerca dell’autenticità (Zen) e fragilità, come coscienza di un equilibrio cangiante e vivo (Taoismo-Scinto).

裏 URA significa “rovescio”, “l’altra faccia” o anche semplicemente “oltre”.
URAKASUMI è quindi “l’oltre-nebbia”, quel luogo fluttuante tra intuizione e percezione raggiungibile solo in uno stato di attenzione profonda necessario per la pratica e l'apprendimento dell'Aikido.

Istruttori

Ennio Paleari

Sensei Paleari Ennio
先 生

Il direttore didattico del dojo è Paleari Ennio 5 dan Aikikai (direttamente conferito da Yasuno shihan, Hombu dojo Tokyo).
Nato a Lodi il 30 agosto 1972, Ennio inizia la pratica del Taekwondo e del brazilian Jujitsu nel luglio 1996 a Salt Lake city nello stato dello Utah (USA).
Sempre alla ricerca di un’arte marziale più confacente al suo spirito marziale nel febbraio dell’anno successivo entra a far parte dello Utah Aikikai. Tornato in Italia pratica per diversi anni con i maestri giapponesi presenti in Italia ed in Europa, visitando saltuariamente il Giappone per approfondimenti.
Dal 2004 vive a Tokyo, pratica al quartier generale e nei dojo privati dei più importanti maestri giapponesi. Finalmente nell’estate 2013 costituisce l’Urakasumi Dojo nella città di Lodi.

Ennio con il Maestro Yasuno Masatoshi Shihan
Ennio con il Maestro Yasuno Masatoshi Shihan
Ennio con il Doshu Ueshiba Moriteru
Ennio con il Doshu Ueshiba Moriteru

Il Dojo

Nel BUDO (via marziale) il dojo è lo spazio in cui si svolge l'allenamento ma è anche simbolo della profondità del rapporto che il praticante instaura con l'arte marziale; tale ultimo aspetto è proprio della cultura buddhista cinese e giapponese, che individua il dojo quale luogo dell'isolamento e della meditazione.

道 場

I dojo erano spesso piccoli locali situati nelle vicinanze di un tempio o di un castello, ai margini delle foreste, in modo tale che i segreti delle tecniche venissero più facilmente preservati. Con la diffusione delle arti marziali sorsero numerosi dojo che venivano in molti casi considerati da maestri e praticanti una seconda casa; abbelliti con lavori di calligrafia e oggetti artistici preparati dagli stessi allievi, essi esprimevano appieno l'atmosfera di dignità che vi regnava; talvolta su di una parete veniva posto uno scrigno, simbolo che il dojo era dedicato ai più alti valori e alle virtù del dō, non soltanto all'esercizio fisico. In altri dojo si trovavano gli altari detti kamiza (sede degli dei), riferiti non a divinità ma al ricordo di un grande maestro defunto. Il dojo rappresenta un luogo di meditazione, concentrazione, apprendimento, amicizia e rispetto, è il simbolo della "via" dell'arte marziale.

In Occidente questo termine viene impropriamente tradotto in palestra e inteso unicamente come spazio per l'allenamento, mentre nella cultura orientale il dojo è il luogo nel quale si può raggiungere, seguendo la "via", la perfetta unità tra zen (mente) e tai (corpo) e, quindi, il perfetto equilibrio psicofisico, massima realizzazione della propria individualità. Il dojo è la scuola del sensei (maestro): egli ne rappresenta il vertice e sue sono le direttive e le norme di buon andamento della stessa; oltre al maestro ci sono altri insegnanti, suoi allievi, e i senpai (allievi anziani di grado) che svolgono un importante ruolo: il loro comportamento quotidiano rappresenta l'esempio che deve guidare gli altri praticanti; quando un senpai non si cura del proprio comportamento diventa un danno per tutta la scuola.

Nessun allievo avanzato prende dal dojo più di quanto esso non dia a sua volta: il dojo non è semplice spazio ma anche immagine di un atteggiamento, i dojo della "via" si differenziano in questo aspetto dai normali spazi sportivi: l'esercizio fisico può anche essere il medesimo ma è la ricerca del giusto atteggiamento che consente di progredire. L'allievo entra nel dojo e deve lasciare alle spalle tutti i problemi della quotidianità, purificarsi la mente e concentrarsi sull'allenamento per superare i propri limiti e le proprie insicurezze, in un costante confronto con sé stesso.

Il dojo è come una piccola società, con regole ben precise che devono essere rispettate. Quando gli allievi indossano il keikogi diventano tutti uguali; la loro condizione sociale o professionale viene lasciata negli spogliatoi, per il maestro essi sono tutti sullo stesso piano. Si apprende con le tecniche una serie di norme, che vanno dalla cura della persona e del keikogi (che mostra solo l'emblema della scuola), al fatto di non urlare, non sporcare, non fumare, non portare orecchini o altri abbellimenti (per evitare di ferirsi o di ferire), al fatto di comportarsi educatamente sino all'acquisizione dell'etica dell'arte marziale che discende da quella arcaico-feudale dei samurai: il bushido "via del guerriero".

Il coraggio, la gentilezza, il reciproco aiuto, il rispetto di se stessi e degli altri sono dettami che entrano a far parte del bagaglio culturale dell'allievo. Nel dojo non si usa la violenza: non per nulla le arti marziali enfatizzano la forza mentale e non quella fisica, condannata prima o poi ad affievolirsi.

Si entra e si esce dal dojo inchinandosi: un segno di rispetto verso l'arte del ringraziamento per tutto ciò che di valido essa ha offerto. Anticamente nel dojo veniva eseguito il rito del soji (pulizia): gli allievi, usando scope e strofinacci, pulivano l'ambiente, lasciandolo in ordine per i successivi allenamenti. Tale gesto è il simbolo della purificazione del corpo e della mente: i praticanti si preparano ad affrontare il mondo esterno con umiltà, dote necessaria per apprendere e per insegnare l'arte marziale.

L'Aikido

L’Aikido è un’arte marziale giapponese di recente codificazione, anche se affonda le sue radici nella tradizione marziale e filosofica del Giappone antico.
L’Aikido è stato creato dal Maestro Ueshiba Morihei (1883-1969) come sintesi di altre arti marziali tra cui varie ryuha di jujitsu, jojutsu e kenjutsu ma non solo, il maestro Ueshiba si è immerso in profondi studi filosofico-religiosi, sviluppando un’ideologia finalizzata alla realizzazione di un’armonia (AI) universale nei confronti di se stessi, degli altri e della natura.
L’Aikido non è principalmente un sistema di combattimento, ma, attraverso l’educazione marziale, un mezzo di auto-coltivazione e miglioramento.

合 氣 道

In Aikido non esistono tornei, competizioni, “sparring” e tantomeno nemici da vincere. In un periodo di pace come il nostro dobbiamo solo imparare a convivere e cooperare per il fabbisogno di tutti; magari riducendo alcune delle nostre esigenze scopriremo nuove dimensioni di noi stessi che ci faranno stare bene e in armonia con gli altri.
Secondo il fondatore il fine dell’Aikido non è sconfiggere gli altri ma distruggere le caratteristiche negative che abitano la nostra mente e inibiscono il suo funzionamento.
Allo stesso tempo non dobbiamo ignorare le potenzialità dell’Aikido come mezzo di difesa personale; una delle ragioni per cui non sono possibili i combattimenti in Aikido è che molte delle tecniche non potrebbero essere applicate per il loro alto potenziale traumatico.

Il movimento nell’Aiki è il dinamismo delle forze energetiche dell’universo.
La potenza nell’Aiki è la potenza di un corpo-mente-spirito forte e unificato che si muove in armonia con tutto ciò che lo circonda.
La sua origine è il Budo.
Il suo sviluppo è il risultato di 2000 anni di un processo culturale di mutazione e raffinazione, un’evoluzione scolpita nel sangue delle lotte intestine giapponesi.

Ueshiba Morihei

La creazione dell’Aikido è stato il capolavoro del grande maestro Ueshiba, una figura mitica nella cultura giapponese anche se così vicina a noi temporalmente. Egli viaggiò ovunque nel Giappone dell’epoca Meiji per studiare sotto i più grandi maestri del tempo. Duro lavoro, disciplina ferrea e tutto ciò che possedeva lo ha dedicato all’approfondimento delle discipline marziali e spirituali come lo Zen, il Mikkyo e altre forme di buddismo esoterico e scintoismo. Aikido è creazione, non distruzione, è una forza positiva che trasforma violenza e brutalità in armonia e giustizia, diceva il maestro Ueshiba.

L’allenamento nell’Aikido è una sfida con se stessi, non con gli altri; svilupperai la sicurezza in te stesso fronteggiando le tue stesse paure, l’aggressività si trasformerà in creatività.
Il concetto è molto chiaro e semplice ma applicarlo nella vita quotidiana è un processo che richiede una sincera devozione; spesso sotto la pressione della realtà quotidiana dimentichiamo i nostri principi e torniamo ad agire in maniera che sappiamo essere errata. L’Aikido è proprio questo tipo di disciplina, in cui la teoria viene tutti i giorni verificata, rinnovata e rinvigorita dalla pratica. Con l’applicazione fisica dei principi svilupperemo una memoria motoria che renderà le nostre reazioni più pronte non solo di fronte ad un aggressione fisica ma soprattutto di fronte ad un evento inaspettato che ci coglie di sorpresa e ci investe con tutta la sua potenza (per esempio un licenziamento, perdita di un familiare, una vincita improvvisa o un fallimento in generale).

Il movimento fisico dell’Aikido è l’incarnazione dei principi spirituali diceva il maestro Ueshiba, la forza di un attacco non è respinta ma viene fusa con la propria, controllata e ridirezionata attraverso la forza e l’equilibrio del movimento spiralico, movimento a minor dispersione energetica.
Questa è la forma dell’Aikido, questa è la forma dinamica di tutte le energie fondamentali dell’esistenza, lo studio e la pratica sincera intensifica il nostro riconoscimento della perfezione della natura, riportandoci in armonia con il nostro ambiente, gli altri e noi stessi.

 Ōsensei Ueshiba Morihei

Questa è l’essenza del Budo, non è un mezzo di distruzione o di conflitto, ma un metodo di sviluppo spirituale, mentale e fisico allo stesso tempo, è auto-affinamento di se stessi finalizzato alla protezione della qualità della vita, nostra e di chi ci circonda. Ma attenzione, senza il cuore di un guerriero e il vivo sentimento di proteggere gli altri e la vita, l’Aikido, come le altre arti marziali, diventano una danza, uno spettacolo a pagamento per sedare la frustrazione quotidiana.
Per concludere, l’Aikido non è uno sport, è una disciplina, un processo educativo, la tecnica marziale stessa non è il fine ultimo, è lo strumento per questa evoluzione personale.